Mah dai... è un fil del 2007!
Beh, potrei dire che è interessante per come dieci anni dopo "L'uomo della Pioggia" l'obiettivo significativamente si amplia e si sposta sulle campagne contro le multinazionali chimiche super-inquinatrici, ma soprattutto sfacciatamente prevaricatrici, ad ogni costo, dei diritti dei più deboli e come tali giustamente condannate alla gogna mediatica. Potrei dire quindi che prende le difese delle minoranze ingiustamente bistrattate e anche terrorizzate con metodi a dir poco criminali. Si potrebbero dire tante altre cose, peraltro già dette, sullo spregiudicato mondo industrial-finanziario popolato di personaggi senza scrupoli, che poi finiscono per danneggiare se stessi mentre le società vere responsabili dei crimini commessi infine se la cavano e restano in piedi, per combinarne un'altra prima o poi, facendo soldi. Ma alla fine poi è un legal thriller e a me i legal thriller mi piacciono, con qualche precisazione ovviamente; quindi anch'io voglio la mia simpatica recensione di Michal Clayton e in più, dato il lasso di tempo, non ho più neppure l'incubo dello spoiler.
La fortuna di amare la natura
Anche a me piacciono i cavalli; però che culo scendere dalla macchina a guardarli poco prima che misteriosamente esploda (la macchina, non il cavallo)! Questa sarebbe l'interpretazione filosofica della scena del film e infatti nello sguardo di George immediatamente successivo si ritrova tutto il dubbio esistenziale che ha condotto fin qui il protagonista: ... ma ce l'hanno con me?
Verrebbe voglia di scappare
Ma la voglia di redenzione di Michael, avvocato di secondo piano incaricato di risolvere materialmente proprio i casi scottanti dello studio diretto dal buon Marty Back (Sidney Pollak), scorreva già, latente, in lui; lo si percepiva in tutta la sua storia familiare e non. E alla redenzione non si rinuncia, nemmeno per 10 milioni. Michael viene in un certo senso richiamato alla retta via dal già ampiamente redento (follemente redento, fin troppo!) amico Arthur Edens, che folgorato dal bisogno di assoluta verità fugge spogliandosi della sua maschera avvocatesca e anche... dei vestiti. Mirabile l'interpretazione di Tom Wilkinson che poteva regalarci altre soddisfazioni se non fosse stato stoppato dallo sceneggiatore (nientemeno che Tony Gilroy in persona) e dalla stessa morte cinematografica, in una delle pi crude, vivide, emozionanti e pregnanti scene che mi ricordi di avere visto negli ultimi anni. Tanto di cappello al regista (sempre lui: Gilroy), al fotografo Robert Elswit e al montaggio di John Gillroy (una famiglia di talenti eh?).
E allora sotto con la redenzione
E giù di botte investigative alla povera, si fa per dire, cinica e spietata Karen Crowden (l'impareggiabile Tilda Swinton, anche se io l'oscar glielo avrei dato un'altra volta: chissà...magari l'anno dopo per "Burn after reading") dirigente d'alto livello dell'infame multinazionale chimica che altrettanto spietatamente, ma a distanza, uccide misera gente; è l'occasione per vendicarsi e far vedere al mondo che il denaro non può sempre vincere. Lo stesso Michael del resto rinuncia alla lauta offerta e entra nell'olimpo degli incoruttibili riscattando anche tutta la famiglia.

Tutto giusto...ma
Sì, lo ammetto, mi è piaciuto; mi piacciono i legal-eco-thriller, come mi piacciono tanti film, soprattutto d'azione, magari mediocri; è il mio debole. Intendiamoci "Michael Clayton, non è assolutamente mediocre: con un cast del genere, sceneggiatore/regista del calibro di Gilroy, e via discorrendo non si può sbagliare. Ma per amor di critica qualche appunto va fatto. George è bravo, ma a volte troppo 'pacioso'; magari un po più "action movie" non avrebbe guastato; alle prese con la sua situazione familiare incasinata, che però, diciamocelo non è cosa nuova; dovrebbe essere "il braccio violento dello studio" , ma spesso la tensione manca. Al contrario nella scena dell'omicidio di Arthur c'è una pervadente, sublime tensione subliminale che scorre in tutta la scena, lo ribadisco ad onor del merito, ma in gran parte il thriller vien meno. Da questo punto di vista, ricordando che Gilroy sarà poi il regista di "Bourne legacy" (spin off della serie Jason Bourne) forse si poteva già pretendere qualcosa in più. La morale sulla spietata società capitalista americana e mondiale e del suo sovente corrotto e spudorato ambiente legal-finanziario non è fior di conio cinematografico, ma si può ascrivergli il merito del collegamento al più vasto clima socio-ecologistico delle cause alle grandi industrie inquinatrici dell'ambiente su scala mondiale, invece che alle solite multinazionali del tabacco.
Ma...mi è piaciuto
Vabbeh, come dicevo mi piacciono questo tipo di film e i film d'azione in genere; e poi sono un buono e quando i buoni vincono, come sempre più spesso accade, mi fa sempre piacere. Consiglio quindi una piacevole visione.
Anton


